Intervista a Monica Graffeo: come i rituali di immersione ispirano il design contemporaneo
Monica Graffeo, fondatrice dell’omonimo studio che coinvolge anche le designer Eleonora Castellarin e Francesca Veratelli, ci guida nel percorso progettuale che ha portato alla realizzazione delle vasche ad immersione Dip e Zen.
Come nasce l’idea di vasche come queste? È desiderio di esplorare nuove soluzioni per un problema pratico, o da una visione più profonda?
Entrambi i progetti, nati in momenti diversi, nascono dall’osservazione della vita contemporanea e dalla ricerca di modi assecondare gesti, più vicini al nostro sentire corporeo. Questi in particolare sono prodotti che vogliono creare le condizioni per chi li usa di concedersi in un tempo di benessere.
Quali sono i riferimenti per questi progetti?
L'immersione è una necessità ancestrale. Il passaggio del corpo in acqua ha una ricaduta positiva, certamente funzionale, ma anche psicologica ed emotiva. È un rito domestico, famigliare, ma anche trasversale alle culture.
Ci parla di benessere prima che di funzione, si adatta perfettamente alla mia visione sensoriale e psicologica dell'ambiente bagno. Uno spazio con implicazioni psicologiche molto forti, che può aiutarci nella rigenerazione, contro stress, ansia e molti dei mali moderni.
Inoltre, un aspetto interessante del progetto per noi è stato lavorare su proporzioni contenute. La vasca Dip nasce infatti dall’idea sentirsi coccolati e abbracciati, per questo ha delle linee molto morbide e avvolgenti.
L'Ofuro, antico rito giapponese del bagno, le terme greco-romane, sono molto più di semplici pratiche di pulizia: sono un momento di purificazione spirituale e fisica. Risalenti dagli albori dell’umanità, questi riti tradizionali favoriscono il rilassamento profondo e la meditazione, creando un equilibrio tra corpo e mente. Simbolo di connessione con sé stessi e con la natura, l’immersione in acqua è un'esperienza sensoriale che ha attraversa i secoli, mantenendo il suo valore sacro e terapeutico.
Come si articola il processo creativo all’interno del team? Come collaborate per dar vita a progetti come questo?
Siamo in tre e collaboriamo attraverso un confronto continuo su ogni progetto. Lo scambio è alla base del nostro modo di lavorare ed è proprio il dialogo quotidiano, che ci permette di allargare le nostre vedute e ci supporta nei percorsi progettuali, uno degli aspetti più affascinanti del nostro lavoro.
Quanto è importante l’ergonomia nel design? Come hai lavorato per combinare forma ed estetica?
L’ergonomia è fondamentale, ma io credo in una ergonomia ‘soft’, cioè lo studio di forme rispettose del corpo e della sua fisiologia, senza essere troppo impattante nel linguaggio del prodotto e credo in una ergonomia ‘psicologica’, cioè che riguarda i messaggi che gli oggetti ci lanciano e quanto questi possano essere positivi o negativi (ad es. quando creano sensazioni di stress o disagio).
Zen, con le sue dimensioni ridotte rappresenta l’incontro tra tradizione e innovazione. Come riesci a mantenere il rispetto per i riti orientali, pur proponendo un prodotto che risponda alle esigenze moderne?
In questo caso non ci siamo poste la questione del rispetto dei riti, ci interessava adattare e reinterpretare la vasca ad immersione per un contesto contemporaneo, urbano.
Guardando al futuro, come vedi l’evoluzione del design per il bagno? Quali direzioni pensi che prenderanno le prossime innovazioni in questo campo?
È uno spazio in cui io personalmente credo molto, per le sue potenziali qualità ‘taumaturgiche’, legate alla presenza dell’acqua e della luce, per cui mi piacerebbe vedere uno spostamento nella progettazione di questo spazio in questa direzione.